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USO e ABUSO |
Osservando con attenzione la valle dell’Uso quattro immagini appaiono
evidenti.
1. Caos urbanistico
In uno spazio molto limitato hanno competenza amministrativa
significativa 2 province e 5 comuni. La destinazione urbanistica del
territorio cambia radicalmente dopo pochi chilometri o addirittura poche
centinaia di metri. Un’area profondamente omogenea e unitaria sul piano
morfologico e ambientale appare suddivisa in strisce o a macchia di
leopardo dal punto di vista urbanistico. Se in certe zone non si può
costruire un “capanno” , a poche decine di metri si stanno costruendo
paesi e rilevanti insediamenti industriali. Accanto ad aree a tutela
paesaggistica, a poche centinaia di metri, vengono scavate e cancellate
montagne intere. Mega-discariche sono state costruite e altre ne vengono
progettate non lontane da importanti siti storici e culturali. E’
evidente la totale incoerenza urbanistica con il risultato di uno
sviluppo incontrollato, pericoloso e fortemente squilibrato sul piano
eco-ambientale.
2. Altissima concentrazione di attività nocive all’ambiente
Nella valle dell’Uso ci sono porcilaie, un’enormità di allevamenti
aviari, cave vecchie e nuove di sassi, tufo, ghiaia e argilla, infine le
discariche. Tali attività non sono isolate ma coesistono con crescenti
insediamenti abitativi e industriali Tutto concentrato in pochi
chilometri.
Lo spopolamento della valle negli anni 60’ ma soprattutto la mancanza di
un progetto territoriale complessivo che ne regolasse l’assetto ha
favorito tutto ciò.
Queste attività non hanno avuto alcun effetto benefico sullo sviluppo
dell’area ma al contrario l’hanno deturpata e peggiorata sul piano
ambientale e della qualità della vita, arricchendo pochi e danneggiando
tutti quelli che ci vivono.
Questo per il passato e oggi? Le cose non sembrano cambiare.
Nell’attuale gestione del territorio si nota una generica
specializzazione. Alcune Amministrazioni hanno scelto le discariche,
altre consentono le cave, altre si sono limitate agli insediamenti
industriali e abitativi e così via.
Come mai queste attività, malviste ovunque e così nocive all’ambiente,
qui trovano tanta disponibilità? Sono molto redditizie per le casse
comunali! Anche perché la maggior parte dei residenti nei Comuni
coinvolti non ne subisce direttamente i danni. In tempi di ristrettezze
finanziarie ciò può essere comprensibile ma è una visione miope e
suicida.
Si sono mai chiesti tali Amministratori cosa diverrà la valle dell’Uso
continuando in questo modo? Quale patrimonio di vivibilità e civiltà
lasceranno al futuro? Quando costerà alla collettività il recupero e il
risanamento dei luoghi dissestati? Anche in termini economici, quale
attrattiva e sviluppo avrà questo territorio?
Al contrario si consente di impoverire e distruggere l’unico vero
capitale che questa valle ha: la bellezza del suo paesaggio, la storia e
la cultura dei suoi luoghi!
Il suo volto “sfregiato” non verrà più ricostruito… Le sue valli
“rifiutate” non verranno più ripulite…
3. Viabilità inadeguata
Centinaia di autocarri quotidianamente percorrono la stretta via
Provinciale Uso, trasportando soprattutto rifiuti e prodotti delle cave.
Il traffico è pesante, intenso e molto pericoloso, senza alcun
controllo. Essendo la valle morfologicamente chiusa, non è una
percorrenza di passaggio ma di andata e ritorno. Il tracciato e il
sottofondo stradale sono ancora quelli del dopoguerra, continuamente
solcati dai carichi fino a 500 q.li che impongono un continuo
rifacimento del manto stradale. La rete stradale è rimasta
sostanzialmente la stessa da 50 anni ma nel contempo si sono accentuati
insediamenti di ogni tipo. Già oggi la viabilità è insostenibile, che
succederà se il progetto di nuove discariche venisse attuato? Quando i
previsti insediamenti industriali e abitativi di Camerano verranno
realizzati? Quando 500-600 nuovi appartamenti più area artigianale si
aggiungeranno alla tumultuosa e imponente urbanizzazione dello Stradone
di Borghi? Quando una nota fabbrica di laterizi con relativa cava si
sposteranno nell’Uso? E così via?
Si parla tanto e giustamente di SVILUPPO SOSTENIBILE nelle Leggi
Regionali e nei Piani Provinciali, la viabilità e la sua sicurezza sono
un prerequisito fondamentale.
Ma qui succede l’opposto! Chi può più ne metta!
L’incompatibilità con strutture e servizi inesistenti? Chissà… Forse… Si
vedrà…
C’è un solo modo per definire la situazione ambientale dell’Uso:
SOTTOSVILUPPO INSOPPORTABILE.
4. Mancanza di progetti di recupero e valorizzazione ambientale
I danni e gli scempi provocati negli anni 60’ dall’escavazione
selvaggia, per sostenere la cementificazione della costa, sono notevoli.
Oggi si fa autocritica sul passato, anche rispetto allo sviluppo
turistico, sia della riviera che dell’entroterra.
Ma siamo sicuri che non stiamo commettendo gli stessi errori?
La valle dell’Uso continua ad essere considerata un’area da “usare”,
prelevare, scavare e riempire di rifiuti.
Come si spiega che non c’è alcun progetto significativo di recupero e
valorizzazione ambientale?
Il fiume Uso è abbandonato a sé stesso, soggetto all’incuria e
all’inquinamento degli allevamenti e degli incivili che lo usano come
discarica. Come sarà possibile evitare le ricorrenti inondazioni? Eppure
paghiamo consistenti tasse ad un Ente che continua a dirsi di bonifica!
Per le aree dismesse e dissestate dagli scavi del passato non c’è alcun
serio progetto pubblico di risanamento, se non quello di privati che non
fanno “niente per niente”.
E’ il caso dell’ex-cava di Ciola, in parte rinaturalizzata, dove
l’impresa che l’ha acquisita vorrebbe depositare materiali inerti e
impiantarvi una lavorazione e commercializzazione degli stessi, in
un’area a tutela paesaggistica. Dopo il danno la beffa!
Mancano parchi naturali, piste ciclabili e tutti quei servizi che
rendono un luogo più vivibile e attraente. Tutto questo è casuale? Forse
no!
Tocca a noi cittadini, alle Associazioni interessate assieme agli
Amministratori locali sensibili difendere il nostro territorio. FERMIAMO
L’ABUSO DELL’USO!
2 novembre 2005 COMITATO DI CIOLA STRADONE
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